Supponiamo che ad un certo punto in Italia giunga un pericoloso virus e sia necessario chiedere alle persone di non spostarsi da casa per ridurre il contagio. Supponiamo che questo virus sia pericoloso, certo, ma che non sia la peste bubbonica e quindi non si manifesti in maniera così chiaramente truce.

La sua pericolosità è subdola, comprensibile solo da chi capisce (o vuole capire) la matematica e la logica elementare.

Se lo si contrae, nella stragrande maggioranza dei casi si sopravvive senza conseguenze. Tuttavia la velocità di contagio è talmente elevata, e la percentuale di infettati bisognosi di cure speciali non trascurabile, che potrebbero esserci gravi problemi logistici negli ospedali d’Italia, al punto che tante persone potrebbero lasciarci le penne proprio a causa dell’assenza di posti letto, più che del virus in sé.

Una situazione quindi più complessa della semplice equazione “prendi il virus = muori”, sebbene non così complessa da essere chiara solo ai premi Nobel.

O forse sono io a essere troppo ottimista.

Cosa ci si aspetta dal Governo in questi casi?

Ovviamente che al fine di rallentare il contagio prenda delle iniziative anche drastiche per evitare che le persone si incontrino inutilmente tra di loro, se questo fosse il modo per rallentare il contagio.

Certamente io mi aspetterei regole chiare, sufficientemente restrittive, uniformi in tutto il Paese o quantomeno uniformi nelle zone interessate dal problema.

Ora, qualcuno tra quelli che di certo non appartengono alla categoria dei premi Nobel già menzionata mi potrebbe contestare (e lo ha fatto) che un liberale come me® non dovrebbe mai accettare misure restrittive della libertà da parte dello Stato.

A parte la stupidità di voler attribuire agli altri pensieri che non gli appartengono mettendo in dubbio addirittura ciò che essi stessi sostengono di pensare (ma come è possibile, cretino!?), è chiaro che è un’idiozia bella e buona.

C’è una differenza sostanziale tra l’essere liberali e l’essere anarchici.

Una situazione di emergenza è per definizione un periodo di tempo nel quale si sospendono le regole ordinarie per adottarne di speciali al fine di mettersi al riparo dai pericoli contingenti. E sul fatto che quella descritta sia certamente una situazione di emergenza siamo tutti d’accordo, vero?

Cosa ha fatto il Governo

L’opposto di quello che ci aspetterebbe da persone serie e responsabili.

Intendiamoci, lungi da me voler giudicare il merito delle prescrizioni con le quali il Governo ci consiglia di non muoverci da casa, le quali mi trovano sostanzialmente concorde, il problema qui è tutto di metodo.

Quello che “la legge” ci dice oggi è tutt’altro che chiaro, tutt’altro che restrittivo e tutt’altro che uniforme. L’esatto opposto di quello che ci si aspetterebbe in una situazione come questa.

Il Presidente del Consiglio ha emanato (ad ora sono uno, due e) tre decreti del Presidente con i quali non impone formalmente alcun divieto di spostamento agli italiani che non siano già in quarantena perché consapevoli di essere positivi al tampone.

Ci sarebbe da dire come prima cosa che i Decreti Ministeriali (atti di cui il Decreto del Presidente del Consiglio fa parte) non hanno forza di legge.

Poi ci sarebbe da dire anche che ciò che contengono questi decreti è scritto sotto forma di raccomandazione e non di divieto, aggiungendo anche che non è assolutamente chiaro quel che viene prescritto.

Per esempio, al momento in Italia ci si può spostare dove si vuole se lo si fa “per situazioni di necessità”. A nessuno è dato sapere quali queste siano.

Può sembrare una questione di poco conto buona solo per fare della polemica spicciola e sterile perché “tanto si capisce no111!!!”, ma in verità, soprattutto in un Paese combinato male come il nostro, questo fa tutta la differenza del mondo.

Come funziona l’Italia?

La risposta breve è: a sentimento.

E infatti in tanti pensano che questa mia sofferenza per la mancanza di indicazioni chiare e che non lasciano spazio a equivoci sia una questione per feticisti della forma.

Idioti.

Ci sono persone che sono state denunciate perché sono andate a comprare il pane in un panificio che non era il più vicino a casa loro. Altre hanno subito lo stesso trattamento perché andavano, da soli, a correre per le strade deserte.

Ma queste indicazioni dove sono riportate? Come mai le Forze dell’Ordine denunciano persone che non stanno violando ciò che è scritto nei decreti che vi ho riportato poco sopra?

Il motivo è il funzionamento stesso di questo Paese. L’Italia, se ancora non lo avete capito, non è governata da Giuseppi Conte, ma dall’anarchia.

Il decreto non è chiaro? Non importa, lo si interpreta come a sentimento lo si ritiene più opportuno, Comune per Comune, questura per questura, agente per agente.

E così può capitare che ci siano città che decidono che nel decreto è scritto che i cittadini non possono lasciare il proprio Comune di residenza, e quindi chiudono le strade di accesso al paese. Altri invece interpretano che non si può lasciare la propria regione.

Insomma, ognuno procede alla cieca muovendosi scomposto come una gallina senza testa.

Occhio, qualcuno citerà il famoso vademecum del Governo, eccolo qui. Se un Decreto Ministeriale non ha forza di legge immaginatevi quanto può essere considerata fonte di diritto una pagina FAQ sul sito del Governo che tenta di spiegare ciò che non sono stati in grado di dire con un atto formale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Chi governa per davvero

A tenere la barra dritta non è il Governo, non è Giuseppi né tantomeno il Parlamento.

A governare l’Italia ci sono due entità: Forze dell’Ordine e giornalisti.

Quando la Polizia stabilisce come interpretare le parole vaghe del DPCM quella interpretazione diventa la realtà reale del Paese.

Quando i giornali e le televisioni insistentemente decidono che il DPCM contiene qualcosa che nella realtà dei fatti non c’è, quella comunque diventa la realtà reale delle cose.

Queste due entità insieme, giornalisti e Forze dell’Ordine, stabiliscono cosa succederà quando tu metterai il piede fuori di casa pensando di essere nel giusto poiché, da cittadino consapevole (ma cretino), ti sei informato direttamente alla fonte delle norme.

Ingenuo. Ora ne pagherai le conseguenze.

Il paradosso

Alla fine di questa manfrina lagnosa il paradosso è che Polizia e giornali, enti locali e poveri diavoli che si fanno in quattro per i propri concittadini, portano a compimento ciò che il Governo non è stato in grado di fare.

Se il contagio rallenterà e la gente non schiatterà non sarà di certo grazie alle parole che il Presidente ha buttato a cazzo nei decreti scegliendole tirando i dadi. Sarà grazie a chi, forzando la legge e in qualche caso violandola, avrà posto con buonsenso (ma non con diritto) un freno al dilagare del virus.

Ma a quale prezzo?

Se ci riflettete bene il prezzo è la democrazia. Il prezzo sarà avere centinaia di processi in più che intaseranno i tribunali quando questi riapriranno e centinaia di persone sui cui penderanno accuse penali senza un vero fondamento. Processi che verranno certamente archiviati, ma chissà quando.

Non stupitevi comunque, non è nulla di eccezionale. Questo è il normale teatrino italiano, funziona così da sempre e così funzionerà per sempre.

Solo che a voi non interessa, capre.

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